Ministero per i Beni e le Attivitą Culturali Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Eminila-Romagna

Battistero degli Ariani

mm_ariani_certificato eccellenza 

Indirizzo
Piazzetta degli Ariani
Ravenna

Orari
estivo
dal lunedì alla domenica 8.30 - 19.30
ultimo ingresso 19.15
invernale
dal lunedì alla domenica 8.30 - 16.30
ultimo ingresso 16.15

chiuso nei giorni 1 gennaio, 1 maggio e 25 dicembre

Ingresso
Ingresso gratuito

Uffici
tel. 0544 543724 - pm-ero.musnaz-ra@beniculturali.it
Sito Web Polo Museale dell'Emilia Romagna


Carta della qualità dei servizi


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Il Battistero degli Ariani rappresenta un’importante testimonianza della dominazione dei Goti e del loro culto; si ritiene infatti costruito da Teoderico durante il suo dominio (493-526) come battistero dell’antica cattedrale ariana, oggi chiesa dello Spirito Santo, che sorge nelle sue vicinanze.

Dopo la cacciata degli Ostrogoti da Ravenna e a seguito della conquista bizantina (540),  venne emanato dall’imperatore Giustiniano un editto mediante il quale gli edifici sacri ariani vennero riassegnati alla Chiesa cattolica; pertanto l’edificio venne riconciliato al culto ortodosso al tempo dell’arcivescovo Agnello come oratorio dedicato alla Vergine Maria. Da qui deriva il nome di Santa Maria in Cosmedin con il quale venne identificato a partire dal VII secolo e la denominazione di Monasterium Sanctae Mariae con la quale lo ricorda il protostorico ravennate Andrea Agnello nel  secolo IX.

Il Battistero, le cui vicende furono legate in parte a quelle dell’attigua cattedrale ariana, subì nei secoli numerosi rimaneggiamenti, fra i quali la demolizione delle absidiole e il rialzamento del pavimento. Nel XI secolo fu preso in consegna, insieme con la vicina chiesa dello Spirito Santo, dai Benedettini; nel rinascimento fu dato in commenda al clero secolare e dal 1608 fu affidato alle cure  ai Teatini.

Particolarmente importanti furono gli interventi che lo interessarono nel XVII secolo; dall’anno 1667 infatti, per intervento del cardinale Cesare Rasponi, venne inglobato ad un adiacente edificio  nel quale ebbe funzione di abside e costituì assieme ad esso l’Oratorio della Confraternita della Croce. Alla fine dell’Ottocento l’edificio era di proprietà privata, aveva  perso ogni funzione di culto e si trovava circondato da superfetazioni. Nel 1914 divenne di proprietà dello Stato italiano e tra il 1916 e il 1919  fu interessato da importanti  lavori di restauro che fornirono importanti informazioni sull’assetto architettonico originale, a seguito delle quali si ripristinarono ove  possibile le parti demolite e si riportò in luce ciò che restava delle antiche costruzioni.

L’edificio, che si presenta ora in parte interrato, è strutturato a pianta centrale ottagonale. Dal perimetro fuoriescono quattro piccole absidi semicircolari orientate secondo i punti cardinali, delle quali la maggiore, rivolta ad est, è  preceduta da un presbiterio. Quello che oggi vediamo è solo la parte centrale della costruzione antica, che appariva più ricca e articolata; originariamente infatti il battistero era circondato da un ambulacro anulare coperto da una volta, che si interrompeva  solo sul lato orientale, in corrispondenza dell’absidiola più grande. Sono ancora visibili in corrispondenza delle absidi minori gli arconi che servivano all’innesto delle volte.

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Cupola decorata a mosaico

All’interno le pareti  si presentano in nudo laterizio, ma in antico erano riccamente ornate con marmi, stucchi e mosaici. Di tutto l’apparato decorativo originario non resta ora che il prezioso rivestimento  musivo della cupola, nel quale gli studiosi, pur nell’unità del programma iconografico, riscontrano  tempi stilistici diversi; l’opinione attualmente prevalente è comunque che tutti gli interventi risalgano al periodo teodericiano. Inoltre, pur essendo il mosaico sostanzialmente ben conservato, gli inevitabili restauri che la raffigurazione ha subito nei secoli spiegano qualche disomogeneità  e la difficoltà di interpretazione di alcuni particolari.

L’impostazione iconografica del mosaico denuncia l’influsso del programma figurativo attuato, pochi decenni prima, all’interno del battistero annesso della cattedrale cattolica, denominato Neoniano;  ma se ne differenzia sia per il mutato gusto artistico che per il diverso influsso delle correnti filosofiche, in particolare per l’affermarsi della dottrina ariana. Questa eresia che  si distingueva soprattutto per l’affermazione della natura umana del Cristo e per la negazione della coesistenza con la divina, trovò grande diffusione tra le popolazioni germaniche e si affermò in Italia appunto con dominazione di Teoderico.

Al centro della cupola campeggia un medaglione incorniciato da un anello con corona dorata d’alloro su fondo rosso; al suo interno è raffigurata, come si conviene in un battistero, la scena del battesimo di Cristo, simbolo di vittoria sulla morte. L’episodio è tradizionalmente costruito con tre personaggi. Al centro il Cristo ignudo, immerso nelle acque del Giordano, è rappresentato giovane e imberbe, mentre il Battista a sinistra, vestito di un rozzo abito e di un bastone da pastore simbolo della vita di privazioni del deserto,  gli impone la mano sulla testa secondo l’antico rito. Dall’alto scende verticalmente la colomba divina, ad irrorare con un soffio di luce, simbolo dello Spirito, il capo del Cristo (secondo altre interpretazioni, con un fiotto di acqua lustrale, oppure, l’uccello tiene nel becco un ramoscello d’ulivo, alludendo al ritorno della pace dopo il diluvio). A destra è collocata la figura di un nobile e possente vecchio con barba e capelli bianchi, rappresentato con torso nudo e la parte inferiore del corpo ricoperta da un drappo verde. Il personaggio simboleggia il fiume Giordano, in quanto fornito di attributi  che derivano direttamente dalle divinità fluviali personificate comuni nell’iconografia  ellenistica. Infatti la figura si appoggia a un vaso rovesciato, dalla cui bocca defluisce l’acqua, e regge in mano una canna palustre, mentre sulla sua testa spuntano le rosse chele di un granchio, che rappresentano gli elementi della vita acquatica.

Nella fascia concentrica che circonda il medaglione è raffigurato un maestoso corteo di apostoli, che avanzano con ritmo cadenzato su fondo aureo, intervallati da immagini stilizzate di palme. Vestiti secondo la foggia degli antichi romani, sorreggono ciascuno una corona, simbolo di vittoria, con le mani ricoperte, in segno di rispetto, da un drappo bianco denominato pallio. Su ognuno di questi veli compaiono lettere greche dette gammadie, si tratta di monogrammi derivanti dal mondo classico pagano che acquisirono poi un importante significato nell’ambito dei simboli e della numerologia cristologica, che però oggi non possiamo più interpretare con sicurezza.

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Corteo degli apostoli, particolare

La processione è conclusa  a destra da Pietro e a sinistra da Paolo, ben caratterizzati nei volti, e identificati mediante gli attributi canonici: l’uno tiene in mano le chiavi e l’altro due rotoli. Essi affiancano il culmine simbolico del corteo: un trono d’oro riccamente decorato. Il motivo iconografico cristiano della cattedra vuota, di origine orientale e denominato etimasia, fa riferimento alla presenza invisibile del Cristo e rappresenta simbolicamente il trono  sul quale egli siederà nel giorno del giudizio finale. Qui però l’iconografia è arricchita da elementi nuovi che ne modificano l’interpretazione e che potrebbero rappresentare l’apporto della dottrina ariana alla raffigurazione. Infatti sul  sedile è collocato un drappo bianco e  un cuscino purpureo dove poggia una grande croce latina ornata di gemme; questi elementi potrebbero essere simbolici delle sofferenze patite sulla croce e quindi alludere alla natura umana e alla fisicità del Cristo.

Dal 1996 il Battistero degli Ariani fa parte dei monumenti tutelati dall’Unesco.